***RECENSIONE*** Big Little Lies – 1×01 “Somebody’s Dead”

Prendete un pizzico di Desperate Housewives, una manciata di Devious Maids, amalgamate il tutto, servite con una spolverata di drama qualunquista, ed eccovi servita la ricetta per la nuova serie HBO.


La serie si rivela in perfetta sintonia con i canoni tipici del canale di messa in onda: abbiamo un inizio con un’atmosfera psichedelica che strizza l’occhio al dark delle prime stagioni di True Blood (quando ancora si poteva guardare); un’ossessione per il mystery ed un legame morboso con alcuni personaggi che vengono riciclati (non che ci dispiaccia vedere Alexander Skarsgård in azione eh, intendiamoci, però la sua presenza va solo ad aggravare un quadro indiziario piuttosto critico).

La sensazione è quella che alcune cose non cambino mai, soprattutto quando ci troviamo di fronte a Jane – no milddle name – Chapman, che quanto pare continua a condurre la stessa “Vita Segreta” che aveva da adolescente. Il suo ingresso in scena è stato il migliore, frizzante e dissacrante. Ho provato subito empatia per quella che sembrava essere l’ultima arrivata pronta a prendere per culo le “queens Bee” di Monterey, California. Una ragazza madre, forte e indipendente, trasferitasi nel covo delle vipere insieme a suo figlio, chiaramente avuto da Stephen Amell (l’ho notata solo io la somiglianza?).

Sembrava così ben scritto il suo personaggio che mi aspettavo la svolta psico, come avviene per tutti i personaggi per cui simpatizzo. E mi sa che non mi sono poi sbagliata tanto. Restando in tema di #oldbutgold, anche la meravigliosa Nicole rispolvera l’aura di mistero unito ad inquietudine che le abbiamo visto sfoggiare in The Others.

L’unica lontana dalla biondina sciacquata interpretata in passato è Reese, anche se il suo personaggio ha quasi sicuramente fallito come madre, perché se quelle due fossero figlie mie, due schiaffoni non glieli avrebbe tolti nessuno. La grande incarna in pieno lo stereotipo dell’adolescente finta ribelle che sfoga la sua rabbia solo sulla madre già frustrata e la piccola impersona meravigliosamente i “mostri” delle nuove generazioni: questi bambini che non vivono più la loro infanzia, ma sono mini adulti imperfetti che cercano di emulare il peggio di quello che vedono da quelli che dovrebbero essere i loro esempi comportamentali.

Dopo un inizio piuttosto dinamico che faceva ben sperare, l’entusiasmo è andato spegnendosi man mano che l’episodio proseguiva, fino alla rovinosa caduta in quei clichés visti e rivisti. In particolare vengono esplorati, in maniera scontata, quei prototipi di donna che danno uno schiaffo in faccia a secoli di lotta femminista. Partendo dalla donna in carriera che sconta il suo successo togliendo attenzione alla sua famiglia e che, per espiare le sue colpe, tramuta un caso di bullismo tra bambini in un cat fight che si presume sia l’innesco del caso mystery che si dipana sullo sfondo. Passando per la mamma single che si finge forte, ma che in realtà accusa i colpi delle mancate presenze; proseguendo con la casalinga disperata per eccellenza, quella che è insoddisfatta della sua vita. Una vita passata a crescere figlie irriconoscenti per poi finire maltrattata dalla più grande (come ho già detto) e che entra inevitabilmente in crisi, soprattutto perché esce sconfitta nel paragone con la nuova compagna dell’ex marito. Per poi finire con quella che finge una vita perfetta, suscitando l’invidia di tutte, con due figli perfetti (ma secondo me psicolabili) ed il toy boy come marito, ma che dietro le mura di casa vive il suo inferno personale, sopportando gli scatti d’ira di un compagno che, per carità, sarà pure figo, ma una cinquina nei denti se la meriterebbe tutta.

Siete donne. Volete tutte essere invidiate dalle vostre amiche, ma non sia mai che lo siate troppo”. Con questa perla pronunciata dal marito di una delle protagoniste, chiudiamo il triste capitolo “aggiungi un cliché a tavola”, roba da far sembrare “siamo donne, oltre alle gambe c’è di più” pura poesia. Diciamo che qui la mia parte femminista ha avuto un moto d’ira. Niente di più generalizzante e qualunquista, niente di più razzista del rinchiudere la donna nello stereotipo dell’eterna reginetta del ballo che vive per essere adulata, invidiata e per seminare il terrore. Dite agli autori che esistono anche delle donne che stanno bene con loro stesse e sono così contente della loro vita che dell’invidia altrui non sanno davvero che farsene.

Un accenno al mystery che altro non è per tutto l’episodio, come un contorno indigesto che si ripropone di tanto in tanto. Ancora non si sa chi è la vittima, né si entra nel vivo di una vera indagine. Il tutto viene ricostruito attraverso i gossip di una serie di personaggi insignificanti il cui odio verso le protagoniste trova il perfetto canale di sfogo nelle domande della polizia. Si tratta di quei personaggi, insomma, che finalmente trovano un senso per la loro vita passata a guardare e giudicare gli altri!


Insomma, le alte prestazioni a livello recitativo delle protagoniste non sono sufficienti a fare di questo episodio la perla innovativa che ci avevano promesso.
Di contro, però, sapete come la penso, un episodio è troppo poco per giudicare e solo gli stupidi non cambiano idea.
Fotografia e sceneggiatura top.
Let’s see!!!

_Fra_

Big Little Lies – Serie TV




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